
| Esortazione apostolica post-sinodale "Pastores dabo vobis" (estratto) Giovanni Paolo II (1992) |
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(omissis) La formazione pastorale: comunicare alla carità di Gesù Cristo buon pastore (omissis) 59. Poiché l’azione pastorale è destinata per sua natura ad animare la chiesa, che è essenzialmente "mistero", "comunione", "missione", la formazione pastorale dovrà conoscere e vivere queste dimensioni ecclesiali nell’esercizio del ministero. Fondamentale risulta essere la coscienza che la chiesa è "mistero", opera divina, frutto dello Spirito di Cristo, segno efficace della grazia, presenza della Trinità nella comunità cristiana: una simile coscienza, mentre non attenuerà il senso di responsabilità proprio del pastore, lo renderà convinto che la crescita della chiesa è opera gratuita dello Spirito e che il suo servizio - dalla stessa grazia divina affidato alla libera responsabilità umana - è quello evangelico del servo inutile (cf. Lc 17,10). La coscienza poi della chiesa quale - comunione "preparerà il candidato al sacerdozio a realizzare una pastorale comunitaria, in cordiale collaborazione con i diversi soggetti ecclesiali: sacerdoti e vescovo, sacerdoti diocesani e religiosi, sacerdoti e laici. Ma una simile collaborazione presuppone la conoscenza e la stima dei diversi doni e carismi, delle varie vocazioni e responsabilità che lo Spirito offre e affida ai membri del corpo di Cristo; esige un senso vivo e preciso della propria e dell’altrui identità nella chiesa; chiede mutua fiducia, pazienza, dolcezza, capacità di comprensione e di attesa; si radica, soprattutto su di un amore alla chiesa più grande dell’amore a se stessi e alle aggregazioni alle quali si appartiene. Di particolare importanza è preparare i futuri sacerdoti alla collaborazione con i laici. "Siano pronti - dice il concilio - ad ascoltare il parere dei laici, considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi dell’attività umana, in modo da poter assieme a loro riconoscere i segni dei tempi". Anche il recente sinodo ha insistito sulla sollecitudine pastorale verso i laici: "Occorre che l’alunno diventi capace di proporre e di introdurre i fedeli laici, soprattutto i giovani, alle diverse vocazioni (al matrimonio, ai servizi sociali, all’apostolato, ai ministeri e alle responsabilità nell’assumere l’attività pastorale, alla vita consacrata, a guidare la vita politica e sociale, alla ricerca scientifica, all’insegnamento). Soprattutto è necessario insegnare e sostenere i laici e la loro vocazione a permeare e a trasformare il mondo con la luce del Vangelo, riconoscendo il loro compito e rispettandolo". Infine, la coscienza della chiesa quale comunione "missionaria", aiuterà il candidato al sacerdozio ad amare e a vivere l’essenziale dimensione missionaria della chiesa e delle diverse attività pastorali; ad essere aperto e disponibile a tutte le possibilità oggi offerte all’annuncio del Vangelo, senza dimenticare il prezioso servizio che al riguardo può e deve essere dato dai mezzi della comunicazione sociale; a prepararsi a un ministero che gli potrà chiedere la concreta disponibilità allo Spirito Santo e al vescovo per essere mandato a predicare il Vangelo oltre i confini del suo paese. (omissis) |