Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali

Criteri generali per la collaborazione ecumenica nelle comunicazioni sociali
(15 novembre 1971)

1. I modi e le forme della collaborazione cattolica con le iniziative avviate dalle associazioni cristiane non cattoliche si dovranno ispirare ai principi enunciati dal concilio ecumenico Vaticano II ("Unitatis redintegratio", soprattutto n. 12).

2. La pontificia commissione per le comunicazioni sociali incoraggia tutti gli sforzi di collaborazione ecumenica intesi a meglio adempiere l’impegno dello sviluppo integrale degli uomini grazie ad un migliore uso dei mezzi di comunicazione sociale (cf. Istr. past. "Communio et progressio", nn. 96-100); in questo campo, occorre orientarsi a fare insieme tutto ciò che la nostra fede non ci obbliga a fare separatamente.

3. Nell’applicazione pratica di questo principio generale, tale collaborazione può realizzarsi solamente sulla base di una leale partnership reciproca.

4. È utile segnalare che l’istruzione pastorale espone alcune applicazioni possibili di tale collaborazione. Ricordiamo qui il n. 99: "Questa collaborazione può trovare diverse espressioni e realizzazioni. Ne ricordiamo alcune, che sono alla portata di tutti: trasmissioni radiotelevisive preparate congiuntamente, servizi comuni di formazione (destinati ai genitori, ai giovani), convegni e dibattiti internazionali, conferimento di premi alle migliori produzioni con il concorso di tutti, scambio di programmi e di ricerche scientifiche riguardanti i mass-media, destinati soprattutto alla formazione di quanti li dirigono e al conseguimento della parità di diritti fra i popoli". Questo numero si ispira alla frase seguente del decreto conciliare sull’ecumenismo: " La collaborazione di tutti i cristiani esprime in modo vivo l’unione già esistente tra di loro e mette maggiormente in evidenza il volto di Cristo servo" (UR 12).

5. Per dovere di fedeltà alla sua dottrina, è sempre sommamente necessario che la chiesa cattolica mantenga le proprie istituzioni direttamente orientate all’azione pastorale nell’ambito delle comunicazioni sociali.

6. È doveroso qui esortare le istituzioni e gli specialisti cattolici nel campo dei mezzi della comunicazione sociale ad aderire agli organismi cattolici (OIC/MCS, Uffici nazionali, Associazioni cattoliche nazionali...) attraverso i quali potranno contribuire ad una collaborazione ecumenica più efficace e ordinata. In tal modo affronteranno la collaborazione ecumenica in quanto gruppi costituiti.

7. Qualora si ritenesse doveroso assumere un atteggiamento diverso, lo si potrà fare solo in accordo con la competente autorità ecclesiastica.

 


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