Congresso di Facoltà di Comunicazione delle Università Cattoliche
22-24 maggio 2008
RASSEGNA DAI "MEDIA"
La sfida digitale e le grandi corporation al centro della prima giornata del Congresso internazionale delle Facoltà di Comunicazione nelle Università cattoliche Si è aperto stamane a Roma, ospitato dalla Pontificia Università Urbaniana, il Congresso internazionale delle Facoltà di Comunicazione negli Atenei cattolici di tutto il mondo. Il servizio di Roberta Gisotti: Il tema: "Identità e missione di una Facoltà di Comunicazione in una Università cattolica": oltre 40 gli Atenei dei 5 Continenti chiamati a confrontarsi in tre giorni di studio e dibattito serrato. Tante sono infatti le questioni su cui interrogarsi criticamente ed offrire risposte o ipotesi di lavoro. Sottotitolo del Congresso: "Uno sguardo al futuro delle comunicazioni insieme a tutta la Chiesa". A promuovere l'incontro il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali. "Dobbiamo cercare la verità per condividerla", ha sottolineato il presidente del Dicastero vaticano l'arcivescovo Claudio Maria Celli, rimettendo al centro della comunicazione l'uomo con i suoi valori etici e formando operatori non solo superesperti ma dotati di profondi riferimenti morali. Si è partiti stamane con la relazione del professore irlandese, Farrel Corcoran docente all'Università di Dublino, che ha introdotto i lavori inquadrandoli nella grande sfida dell'Era digitale. In che modo - si è chiesto - la tecnologia sta trasformando la natura delle comunicazioni sociali, della stampa scritta, audiovisiva ed elettronica? Sullo sfondo ha posto il tema dei grandi gruppi mediali incrociati anche nelle proprietà ad industrie di altro tipo - tra cui anche i produttori di armi - corporation globali o regionali nel caso delle nuove compagnie in America Latina, in Cina in India che dirigono e condizionano la comunicazione planetaria, ovvero anche le ideologie, i consumi, gli stili di vita. Corporation intese a produrre profitti a beneficio di pochi. Accanto a queste ci sono poi le industrie della comunicazione militare che oggi usano tecniche sofisticate e le industrie delle pubbliche relazioni e le lobbies, che forniscono il 20 per cento delle storie raccontate in tutti i media. In questo scenario si pongono i nuovi media digitali che vanno oltre le misure del tempo e dello spazio, ma non dobbiamo cedere - ha ammonito il prof. Corcoran - alla paura dei cambiamenti che questi hanno portato nella comunicazione e nel nostro sentire e nel nostro appartenere al mondo. I lavori del Congresso proseguiranno fino a sabato. (RV - Roberta Gisotti) 23/05/2008 -
Benedict XVI: The mass media should be accessible to all (Video)
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 maggio 2008 (ZENIT.org).- Affidarsi completamente a Dio: è questo il compito principale delle Università cattoliche, indicato da Benedetto XVI questo venerdì ricevendo in udienza i partecipanti all'incontro sul tema: "L'identità e la missione di una Facoltà di Comunicazione nell'Università Cattolica. Uno sguardo al futuro delle comunicazioni insieme a tutta la Chiesa!" (...) 23/05/2008 SIR 12:40 - UNIVERSITÀ CATTOLICHE: IN AMERICA, AFRICA E ASIA LA SFIDA DI FORMARE GIORNALISTI MOTIVATI 12:41 - UNIVERSITÀ CATTOLICHE: IN AMERICA, AFRICA E ASIA LA SFIDA DI FORMARE GIORNALISTI MOTIVATI (2) 16:56 - UNIVERSITÀ CATTOLICHE: VIGANÒ, "IDENTITÀ" E "MISSIONE" DELLE FACOLTÀ DI COMUNICAZIONE 16:57 - UNIVERSITÀ CATTOLICHE: VIGANÒ, "IDENTITÀ" E "MISSIONE" DELLE FACOLTÀ DI COMUNICAZIONE (2) 17:31 - UNIVERSITÀ CATTOLICHE: "NON UTILIZZARE LA CHIESA PER PROMUOVERE NOI STESSI" 17:59 - UNIVERSITÀ CATTOLICHE: IL "TAM TAM" AFRICANO E I "NUOVI MEDIA"
"E' evidente che alla base di ogni seria riflessione sulla natura e sullo scopo della comunicazione umana" - ha detto il Papa nel suo discorso - "ci deve essere un impegno per la verità. (...) L'arte della comunicazione è per sua natura legata ad un valore etico, alle virtù che sono il fondamento della moralità. Alla luce di questa definizione, vi incoraggio, in quanto educatori, ad alimentare e premiare la passione per la verità e la bontà, sempre forte nei giovani" (...)
E' necessario "promuovere la verità nell'informazione" rispettando sempre "la dignità della persona": è quanto ha detto stamani il Papa ai partecipanti al Congresso internazionale delle Facoltà di Comunicazione nelle Università cattoliche, promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, e iniziato ieri a Roma presso la Pontificia Università Urbaniana. Il servizio di Fausta Speranza: Per una buona comunicazione, un metodo improntato ad "un certo scetticismo può essere utile, in particolare per questioni che attengono al pubblico interesse" - afferma il Papa - ma tutto ciò non deve diventare "cinismo relativistico": "I encourage you, as educators, to nourish and reward that passion for truth ...." Così il Papa incoraggia insegnanti ed educatori a nutrire la passione per la verità che - dice - "è sempre forte nei giovani". Va detto che il Pontefice alterna le lingue in cui si esprime avendo di fronte persone di diverse nazionalità e trattando di diverse forme di comunicazione. "II est important que cette formation ne soit jamais envisagée comme..." E di comunicazione il Papa in francese dice che non è solo "un semplice esercizio tecnico" e non risponde solo al "desiderio di dare informazioni". Piuttosto, deve essere innanzitutto "un invito a promuovere la verità nell'informazione e a far riflettere i contemporanei sugli avvenimenti con l'obiettivo di essere educatori degli uomini di oggi e di edificare un mondo migliore". E il Papa chiede anche di "promuovere giustizia e solidarietà e di rispettare in tutte le circostanze il valore e la dignità di ogni persona", aggiungendo che ogni persona "ha diritto a non essere ferita in ciò che concerne la sua vita privata". Il pensiero del Papa va dunque a quanti sono emarginati economicamente e socialmente e chiede per tutti l'accesso all'apprendimento, alla conoscenza e alla informazione. Con un auspicio: "La tendencia globalizante en el mundo de las comunicaciones..." La tendenza globalizzante nel mondo della comunicazione non indebolisca o faccia sparire i costumi culturali locali - dice il Papa - in particolare quelli che sono in grado di rafforzare i valori familiari e sociali, l'amore, la solidarietà e il rispetto della vita. C'è poi un apprezzamento per le comunità religiose che riescono, nonostante gli alti costi finanziari e le difficoltà di risorse umane, ad aprire Università cattoliche in Paesi in via di sviluppo. Ricordando che si vuole riflettere sulla questione dell'identità di un'università o di una scuola cattolica, il Papa sottolinea che "tale identità non è semplicemente una questione di numero di studenti cattolici; è soprattutto una questione di convinzione": "Si tratta di credere veramente che solo nel mistero del Verbo fatto carne diventa chiaro il mistero dell'uomo." "La conseguenza - aggiunge - è che l'identità cattolica sta in primo luogo nella decisione di affidare se stessi - intelletto e volontà, mente e cuore - a Dio." "Le diverse forme di comunicazione - dialogo, preghiera, insegnamento, testimonianza, proclamazione - ed i loro diversi strumenti - stampa, elettronica, arti visive, musica, voce, gestualità e contatto - sono - afferma il Papa - tutte manifestazioni della fondamentale natura della persona umana". La comunicazione - aggiunge - rivela la persona e permette agli esseri umani di maturare in conoscenza, saggezza e amore. Non è il prodotto del caso o delle nostre umane capacità ma è un dono di Dio che vuole che noi otteniamo l'unione con lui "non da soli, ma attraverso la nostra conoscenza, il nostro amore ed il nostro servizio a Lui e ai nostri fratelli e sorelle in un rapporto comunicativo e amorevole".
Sono arrivati a Roma da oltre 40 Paesi per parlare dell'identità e della missione delle Facoltà di Comunicazione negli Atenei cattolici, sparse nei cinque Continenti. Convocati dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociale, si sono riuniti da giovedì scorso fino ad oggi nell'Università Urbaniana. Tra le tematiche al centro del Congresso anche le sfide poste dalla formazione umana e tecnologica degli operatori di comunicazione, nel quadro dei cambiamenti apportati dall'era digitale. A questo proposito Roberta Gisotti ha intervistato il prof. Cesare Rivoltella, ordinario di "Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento" nella Facoltà di Scienze della Formazione, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. R. - Le sfide sono tante, sono facoltà che stanno operando in una società in cui la demediazione e la deprofessionalizzazione riguardo alle professioni mediali sono in agguato. La demediazione perchè c'è sempre meno bisogno degli apparati per produrre comunicazione nella logica del social network; la deprofessionalizzazione proprio perchè, venendo meno gli apparati, ciascuno si improvvisa professionista della comunicazione. Credo che, in questo tipo di contesto, dove i contenuti possono essere collocati nella sfera pubblica da chiunque, ci sia una grossissima riflessione da fare su quale siano le competenze dei nuovi professionisti della comunicazione, e su come si debbano collocare rispetto a questo tipo di situazione, che è spiazzante, perchè è assolutamente nuova e differente dal passato, anche recente. D. - Un aspetto che sta emergendo è l'importanza, appunto, anche di insegnare l'economia dei media... R. - Assolutamente, anche perchè l'economia stessa si sta trasformando; oggi il marketing diventa sociale, oggi l'impresa sta diventando etica, ed è difficile capire fino a che punto questo abbia dietro coscienze trasparenti o sia soltanto l'ultimo ritrovato di un mercato che vuole essere sempre più aggressivo e portarsi via fette sempre più importanti del mercato stesso. D. - In questo contesto, le università cattoliche sono forse più libere di produrre pensiero... R. - Assolutamente sì. Credo che siano nelle condizioni di poter fare qualità, potendosi preoccupare meno del business; anche se, purtroppo, senza le risorse economiche non si può fare comunicazione. Ma credo che, quelle stesse possibilità che consentono al cittadino comune di pubblicare in rete il proprio palinsesto, forse da questo punto di vista vengano incontro anche a chi fa comunicazione con dei budget non importantissimi.
Al primo Congresso internazionale delle Facoltà cattoliche di comunicazione presi in esame ruolo e compiti nella formazione Quale ruolo e compiti spettano ad una Facoltà di Comunicazione nell'ambito di una Università cattolica, in diversi contesti geografici ed ecclesiali? Questo l'interrogativo di fondo che ha animato i lavori del primo Congresso internazionale dedicato a queste istituzioni di alta formazione, promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali ed ospitato a Roma dall'Università Urbaniana. Se oggi c'è consapevolezza dell'importanza di queste Facoltà nell'ambito universitario cattolico, manca ancora una riflessione organica a livello di comunità sulla loro originalità formativa. Ne è convinto il prof. Franco Lever, decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione nella Pontificia Università Salesiana, a Roma. L'intervista è di Roberta Gisotti: R. - Io vorrei avere in partenza persone che sentono la presenza nei media come una vocazione. Credo che nelle facoltà la difficoltà sia proprio quella di riuscire a formare le persone, non soltanto dei professionisti. D. - Le facoltà di Scienze della comunicazione delle Università cattoliche sono aperte non solo a studenti e cattolici. Quindi, questa è una sfida in più... R. - A me piacerebbe che la comunità si rendesse conto che deve formare i suoi leader nel campo della comunicazione, delle figure per dei ruoli che sono determinanti. D. - Anche perché il settore della comunicazione è quello più esposto a contaminarsi con una modernità tecnologica che può spaventare... R. - Io, in genere, sono una persona che è meno preoccupata dello spaventarsi e più delle enormi possibilità che abbiamo. Io sono più spaventato dalla nostra pigrizia. Sono più spaventato da tutte queste nostre televisioni che ampliano lo spazio delle nostre chiese. Facevamo prediche prima, adesso le facciamo in televisione. Facevamo messe prima, ora le facciamo in televisione. Invece di capire, in questo nuovo spazio, quale è la dimensione di creatività che dobbiamo metterci e qual è il nostro compito, finiamo per parlare solo per la gente di casa. Scherzando con i miei studenti, parlo di 'pescatori specialisti', di 'pesca nell'acquario di casa'. Non vale proprio la pena! Se la sfida è di essere creativi, di essere capaci di ascoltare una presenza che è garantita - Dio non ha smesso di parlare, Dio è in mezzo a noi - allora, bisogna saper dire: "Guardate! Là brucia. Gesù è tra noi, eccolo là!" mentre troppo volte, secondo me, si dice "al lupo al lupo", ma non basta, non serve. (RV - Roberta Gisotti)
"L'identità e la missione di una facoltà di comunicazione nell'università cattolica", è il tema del congresso organizzato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali in questi giorni presso l'Urbaniana, al quale partecipano studiosi ed esperti provenienti da quarantatré Paesi, in rappresentanza di quarantacinque atenei e di tredici istituzioni e organismi operanti nel campo dei media. Tra gli obiettivi del congresso, come ha spiegato il presidente del Pontificio Consiglio, l'arcivescovo Claudio Maria Celli, è promuovere un confronto e un dialogo "a largo raggio sul complesso "oggi" della comunicazione che, mentre già prefigura orizzonti futuri e potenzialità sempre nuove, pone delicati problemi sul fronte etico. I lavori del congresso si sono iniziati giovedì 22 maggio scorso nell'Aula Giovanni Paolo II della Pontificia Università Urbaniana. Nella sua introduzione l'arcivescovo presidente non ha mancato di illustrare la nuova fase della missione del Pontificio Consiglio nel vasto mondo dei media "iniziata - ha spiegato Celli -, iniziata, meno di un anno fa, con la mia nomina a capo del Dicastero, e completata con il successivo arrivo del nuovo segretario, monsignor Paul Tighe, e del segretario aggiunto, monsignor Giuseppe Scotti". Il Pontificio Consiglio ha scelto innanzitutto una sua modalità di cammino: quella del dialogo, dello scambio e della messa in comune di esperienze che arricchiscono e che aiutano a crescere nel campo, così vasto e difficile, della comunicazione. Un dialogo non fine a se stesso, quindi, ma capace di spianare il più possibile la strada di una serena e seria riflessione e quella, ancora più impegnativa, di un approfondimento che renda vivi e attuali i valori di riferimento della comune fede cristiana". Lungo questo percorso, il Pontificio Consiglio non poteva che incontrare gli studiosi e gli operatori che, nel campo del sapere universitario, sperimentano dal vivo i mutamenti culturali che lo straordinario sviluppo delle nuove tecnologie produce, a larghissima scala, sul corpo sociale. Di qui la particolare attenzione verso le università cattoliche che hanno facoltà di comunicazione soiale. Il congresso si conclude questa mattina, sabato 24 maggio. (©L'Osservatore Romano - 25 maggio 2008)
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Conference in Rome for Catholic Communications Departments (Video)
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Educating True Communicators versus 'technical training' (Video)
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What characterizes a Catholic Faculty of Communication? (Video) |
