Esortazione apostolica post-sinodale "Ecclesia in Africa" (estratto)

Giovanni Paolo II
(14 settembre 1995)

(omissis)

Invadenza dei mass media

52. Infine, l'Assemblea speciale si è preoccupata dei mezzi di comunicazione sociale, questione di enorme importanza poiché si tratta, al tempo stesso, di strumenti di evangelizzazione e di mezzi di diffusione di una nuova cultura che ha bisogno di essere evangelizzata. (65) I Padri sinodali sono stati, così, messi di fronte al triste fatto che "i paesi in via di sviluppo, più che trasformarsi in nazioni autonome, preoccupate del proprio cammino verso la giusta partecipazione ai beni ed ai servizi destinati a tutti, diventano pezzi di un meccanismo, parti di un ingranaggio gigantesco. Ciò si verifica spesso anche nel campo dei mezzi di comunicazione sociale, i quali, essendo per lo più gestiti da centri nella parte Nord del mondo, non tengono sempre nella dovuta considerazione le priorità e i problemi propri di questi paesi né rispettano la loro fisionomia culturale, ma anzi, non di rado, essi impongono una visione distorta della vita e dell'uomo, e così non rispondono alle esigenze del vero sviluppo" (66).

(omissis)

Mezzi di comunicazione sociale

71. Da sempre Dio si caratterizza per la sua volontà di comunicare. Egli lo compie in modi differenti. A tutte le creature animate o inanimate egli dona l'essere. Con l'uomo particolarmente egli intreccia delle relazioni privilegiate. "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 11-2)" (134). Il Verbo di Dio è, per sua natura, parola, dialogo e comunicazione. Egli è venuto a restaurare, da una parte, la comunicazione e la relazione fra Dio e gli uomini, e, dall'altra, quella degli uomini tra di loro.

I mass media hanno attirato l'attenzione del Sinodo sotto due aspetti importanti e complementari: come universo culturale nuovo ed emergente e come un insieme di mezzi al servizio della comunicazione. Essi costituiscono dall'inizio una cultura nuova che ha il suo linguaggio proprio e soprattutto i suoi valori e controvalori specifici. A questo titolo hanno bisogno, come tutte le culture, di essere evangelizzati. (135)

In effetti, ai nostri giorni i mass media costituiscono non solamente un mondo, ma una cultura e una civiltà. Ed è anche a questo mondo che la Chiesa è inviata a portare la Buona Novella della salvezza. Gli araldi del Vangelo devono dunque entrarvi per lasciarsi permeare da tale nuova civiltà e cultura, al fine però di sapersene opportunamente servire."Il primo areopago del tempo moderno è il mondo della comunicazione, che sta unificando l'umanità rendendola -come si suol dire -"un villaggio globale". I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari e sociali." (136)

La formazione all'uso dei mass media è dunque una necessità, non soltanto per chi annuncia il Vangelo, il quale deve, tra l'altro, possedere lo stile della comunicazione, ma anche per il lettore, il recettore ed il telespettatore che, formati alla comprensione del tipo di comunicazione, devono saperne cogliere gli apporti con discernimento e spirito critico.

In Africa, dove la trasmissione orale è una delle caratteristiche della cultura, tale formazione riveste una capitale importanza. Questo stesso tipo di comunicazione deve ricordare ai Pastori, specialmente ai Vescovi ed ai sacerdoti, che la Chiesa è inviata per parlare, per predicare il Vangelo mediante la parola ed i gesti. Essa non può dunque tacere, col rischio di venir meno alla sua missione; a meno che, in certe circostanze, il silenzio non sia esso stesso un modo di parlare e di testimoniare. Noi dobbiamo dunque sempre annunciare in ogni occasione opportuna e non opportuna (cf 2 Tm 4,2), allo scopo di edificare nella carità e nella verità.

(omissis)

II. COMUNICARE LA BUONA NOVELLA.

Seguire Cristo, Comunicatore per eccellenza

122. Il Sinodo ha avuto molto da dire circa il tema della comunicazione sociale nel campo dell'evangelizzazione dell'Africa, tenendo ben presenti le attuali circostanze. Il punto di partenza teologico è Cristo, il Comunicatore per eccellenza, che a coloro che credono in lui partecipa la verità, la vita e l'amore condiviso con il Padre celeste e lo Spirito Santo. Per questo "la Chiesa prende coscienza del dovere di promuovere la comunicazione sociale ad intra e ad extra. Essa intende favorire la comunicazione al suo interno migliorando la diffusione dell'informazione tra i suoi membri" (238).

Cio' l'avvantaggerà nel comunicare al mondo la Buona Novella dell'amore di Dio rivelato in Gesù Cristo.

Forme tradizionali di comunicazione

123. Le forme tradizionali di comunicazione sociale non devono in nessun caso essere sottovalutate. In numerosi ambienti africani esse risultano ancora molto utili ed efficaci. Inoltre, esse sono "meno costose e più accessibili" (239). Comprendono i canti e la musica, i mimi e il teatro, i proverbi e i racconti. In quanto veicoli della saggezza e dello spirito popolare, essi costituiscono una sorgente preziosa di contenuti e di ispirazione per i mezzi moderni.

Evangelizzazione del mondo dei mezzi di comunicazione

124. I moderni mass media non costituiscono soltanto strumenti di comunicazione; sono anche un mondo da evangelizzare. Circa i messaggi da essi trasmessi, bisogna assicurarsi che vi si propongano il bene, il vero e il bello. Facendo eco alla preoccupazione dei Padri del Sinodo, manifesto la mia inquietudine per quanto riguarda il contenuto morale di moltissimi programmi che i mezzi di comunicazione diffondono nel continente africano; in particolare, metto in guardia contro la pornografia e la violenza, con cui si intende invadere le nazioni povere. D'altra parte, giustamente il Sinodo ha deplorato "la rappresentazione molto negativa che i mass media fanno dell'Africano e domanda che essa finisca immediatamente" (240).

Ogni cristiano deve preoccuparsi che i mezzi di comunicazione siano veicolo di evangelizzazione. Ma il cristiano che opera come professionista in questo settore ha un suo ruolo speciale da svolgere. E suo dovere, infatti, fare in modo che i principi cristiani influenzino la pratica della professione, ivi compreso anche il settore tecnico e amministrativo. Per permettergli di svolgere tale ruolo in modo adeguato, occorre fornirgli una sana formazione umana, religiosa e spirituale.

Uso dei mezzi della comunicazione sociale

125. La Chiesa di oggi può disporre di una varietà di mezzi di comunicazione sociale, tanto tradizionali quanto moderni. E suo dovere farne il miglior uso per diffondere il messaggio della salvezza. Per quanto concerne la Chiesa in Africa, l'accesso a questi mezzi è reso difficile da numerosi ostacoli, non ultimo il loro costo elevato. In molte località, inoltre, esistono norme governative che impongono, al riguardo, un controllo indebito. E necessario fare ogni sforzo per rimuovere tali ostacoli: i mezzi di comunicazione, privati o pubblici che siano, devono essere al servizio delle persone, senza eccezione. Invito pertanto le Chiese particolari d'Africa a fare tutto ciò che è in loro potere per conseguire tale obiettivo (241).

Collaborazione e coodinamento dei mass media

126. I mezzi di comunicazione, soprattutto nelle loro forme più moderne, esercitano un influsso che supera ogni frontiera; in tale ambito si rende perciò necessario un coordinamento stretto, che consenta una più efficace collaborazione a tutti i livelli: diocesano, nazionale, continentale e universale. In Africa, la Chiesa ha molto bisogno della solidarietà delle Chiese sorelle dei Paesi più ricchi, e più avanzati dal punto di vista tecnologico. Sempre in Africa, alcuni programmi di collaborazione continentale già operanti, come il "Comitato episcopale panafricano di comunicazioni sociali", dovrebbero essere incoraggiati e rivitalizzati. E come ha suggerito il Sinodo, bisognerà stabilire una più stretta collaborazione in altri settori, quali la formazione professionale, le strutture produttive della radio e della televisione, e le emittenti a portata continentale (242).

(omissis)



Note

(65) Cfr Messaggio del Sinodo (6 maggio 1994), 45-48: L'Osservatore Romano, 8 maggio 1994, p. 5.
(66) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987),22: AAS 80 (1988), 539.
(134) SINODO DEI VESCOVI, Assemblea speciale per l'Africa, Instrumentum laboris, 127.
(135) Cfr Messaggio del Sinodo (6 magggio 1994), 45-46: L'Osservatore Romano, 8 maggio 1994, p. 5.
(136) GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 37, c: AAS 83 (1991), 285.
(238) Propositio 57.
(239) Ibid.
(240) Propositio 61.
(241) Cfr Propositio 58.
(242) Cfr Propositio 60.

 


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