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Lettera enciclica "Ad Petri Cathedram" (estratto)
Giovanni XXIII (29 giugno 1959) |
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(omissis) La verità del Vangelo conduce alla vita eterna Come è evidente, si tratta di una questione gravissima, inseparabilmente connessa con la nostra eterna salvezza. Coloro i quali, come dice l'Apostolo delle genti, "stanno sempre ad imparare senza mai giungere alla conoscenza della verità" (5), e negano all'umana ragione la possibilità di arrivare a qualsivoglia verità certa e sicura e ripudiano anche le verità da Dio rivelate, necessarie per l'eterna salvezza: questi infelici sono ben lontani dall'insegnamento di Gesù Cristo e dal pensiero dello stesso Apostolo delle genti, il quale esorta ad "arrivare tutti insieme all'unità della fede ed alla piena conoscenza del Figlio di Dio... Allora non saremo più fanciulli sbalzati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, tra i raggiri degli uomini e la loro scaltrezza a inoculare l' errore. Ma, operando conforme a verità, noi andremo in ogni modo crescendo nella carità in Colui, che e il capo, Cristo. E' in virtù Sua che il corpo tutto intero, grazie ai vari legami che gli danno coesione e unità, cresce mediante l'attività propria di ciascuno dei suoi organi e si costruisce nella carità" (6) I doveri della stampa in ordine alla verità Coloro poi che, con ardire temerario, impugnano di proposito la verità conosciuta, e parlando, scrivendo, operando, usano le armi della menzogna per attirarsi il favore del popolo semplice e per plasmare a lor modo l'animo dei giovani, ignaro e molle come cera, quale abuso non commettono, quale opera riprovevole non compiono essi mai! Non possiamo qui fare a meno di esortare a presentare la verità con diligenza, cautela e prudenza, tutti quelli specialmente che attraverso libri, riviste e giornali, di cui oggi c'è tanta abbondanza, esercitano cosi grande influsso sull'animo dei lettori, dei giovani soprattutto, e sulla formazione delle loro opinioni e dei loro costumi. Essi hanno il dovere gravissimo non già di propagare la menzogna, l'errore, l'oscenità, non ciò che è di incentivo ai vizi, bensì soltanto il vero, e tutto quello che è di sprone al bene ed alla virtù. Con grande tristezza vediamo verificarsi anche oggi quello che già deplorava il Nostro Predecessore di f. m. Leone XIII, "serpeggiare, cioè, audacemente la menzogna... in grossi volumi e piccoli libri, nelle pagine svolazzanti dei giornali e con la pubblicità teatrale" (7); e vediamo altresì con grande tristezza "libri e giornali che si stampano per irridere la virtù e coonestare il vizio" (8). La radio, il cinema e la televisione Oggi poi c'è da aggiungere a tutto questo, come voi ben sapete, Venerabili Fratelli e diletti figli, la radio, il cinema e la televisione i cui spettacoli possono essere seguiti fra le pareti stesse domestiche. Da tali mezzi può bensì derivare un invito ed un incitamento al bene e all'onestà ed anche alla pratica cristiana delle virtù. Ma purtroppo invece, specialmente in mezzo ai giovani, essi servono non di rado di incentivo al malcostume, alla corruzione, all'inganno dell'errore e ad una vita viziosa. Per neutralizzare, quindi, con ogni cura e diligenza il cattivo influsso di questi mezzi pericolosi che si va sempre più diffondendo, bisogna fare ricorso alle armi della verità e dell'onestà. Alla stampa cattiva e menzognera bisogna contrapporre quella buona e verace. Alle trasmissioni della radio e agli spettacoli cinematografici e televisivi, fatti strumento di errore e di corruzione, bisogna contrapporne altri a difesa della verità e del buon costume.In tal modo queste recenti invenzioni, che purtroppo tanto possono come allettamento al male, potranno diventare per l'uomo strumenti di bene e insieme mezzo di onesto svago, e verrà il rimedio dalla stessa fonte donde spesso promana il veleno. (omissis) (5) II Tim. III, 7. (6) Eph. IV, 13-16. (7) Epist. Saepenumero considerantes; A. L. vol. III, 1983. p. 262. (8) Epist. Exeunte iam anno; A. L. vol. VIII, 1988, p. 398. |